Il 29 settembre l’American Film Institute ha pubblicato il programma completo di AFI FEST 2026: 157 film provenienti da 50 Paesi, in calendario a Hollywood dal 21 al 25 ottobre. Il numero racconta la dimensione della rassegna. I titoli aggiunti spiegano meglio la sua funzione: Possible Love di Lee Chang-dong, All of a Sudden di Ryūsuke Hamaguchi e Tutti Frutti di Céline Sciamma arrivano a Los Angeles dopo avere già incontrato altri pubblici e altri contesti.
AFI FEST non è soltanto un contenitore di prime assolute. La sua selezione mostra come un film possa iniziare il proprio percorso a Venezia, Cannes o in un’istituzione culturale e diventare, mesi dopo, una scoperta per spettatori diversi. Questa «seconda vita» non promette automaticamente distribuzione o premi. Offre un’altra occasione di visibilità, e rende il programma interessante anche per chi non sarà a Hollywood.
Un cartellone che guarda indietro per andare avanti
Tra le aggiunte segnalate dall’AFI ci sono Possible Love, già passato da Venezia, e All of a Sudden, arrivato da Cannes. Tutti Frutti ha avuto una precedente presentazione al Centre Pompidou di Parigi. Il punto non è stabilire quale festival possa rivendicare il «vero» debutto. Sono tappe diverse della circolazione di opere che cercano un pubblico oltre il primo evento.
Il programma comprende anche 10 film presentati dai rispettivi Paesi per la categoria dell’Oscar al miglior film internazionale. Qui serve precisione: presentato da un Paese non significa nominato dall’Academy. La selezione degli Oscar seguirà le proprie regole e tappe. Per il lettore, l’elenco di AFI è invece una mappa anticipata di opere che potranno tornare nella conversazione cinematografica dei prossimi mesi.
La geografia del cartellone conta quanto i nomi celebri. Cinquanta Paesi e sezioni dedicate a cinema internazionale, documentari, nuove voci e cortometraggi impediscono di ridurre il festival a una vetrina di film già molto discussi. Non sappiamo quanti di questi titoli troveranno una distribuzione italiana; scambiare la presenza a Los Angeles per una data d’uscita da noi sarebbe prematuro.
L’animazione non vive in una corsia separata
Una parte della programmazione era nota prima dell’annuncio completo. Wildwood, il film in stop motion di LAIKA, aprirà il festival con una première statunitense; Ray Gunn di Brad Bird figura fra le presentazioni di gala annunciate dall’AFI nei giorni precedenti. Accanto ai film che hanno attraversato il circuito d’autore, questi titoli rendono più interessante la fotografia complessiva: l’animazione entra nella stessa conversazione pubblica sul cinema dell’anno, pur seguendo percorsi produttivi e distributivi differenti.
Non è una prova di un cambiamento improvviso dell’industria. È una scelta di programmazione osservabile. Per chi segue animazione e cinema internazionale insieme, aiuta a non cercare le novità solo nei calendari delle piattaforme o nei trailer: il festival può essere il luogo in cui si vede per la prima volta come lavori molto diversi vengono presentati a un pubblico comune.
Come seguire AFI FEST dall’Italia
La notizia più utile non è una lista di 157 titoli da memorizzare. È capire quali segnali monitorare dopo il 21 ottobre: recensioni delle proiezioni, eventuali acquisizioni per la distribuzione, date ufficiali per l’Italia e percorso dei film candidati dai rispettivi Paesi agli Oscar. Nessuno di questi passaggi è garantito dal solo inserimento nel programma.
Chi vuole cominciare ora può tenere d’occhio tre traiettorie distinte: i film già apprezzati in altri festival che incontrano il pubblico statunitense, le opere meno note nelle sezioni di scoperta e i titoli animati presentati in primo piano. Il programma completo di AFI FEST 2026 è un punto di partenza verificabile; la storia di ciascun film dipenderà da ciò che accadrà dopo la proiezione.























