Il Museo del Fumetto di Lucca non è ancora aperto, ma dal 29 ottobre 2026 ha una struttura istituzionale più concreta. Ministero della Cultura, Regione Toscana e Comune di Lucca hanno firmato a Palazzo Guinigi un accordo di valorizzazione che prevede la nascita della Fondazione Expo Comics Museum entro il 31 marzo 2027.
La sede definitiva indicata è l’ex Manifattura Tabacchi. Nell’attesa che gli spazi siano pronti, le attività partiranno a Palazzo Guinigi, dove è già allestito il percorso Lucca Legacy – A Comics and Games Story.
Il punto interessante non è quindi che Lucca “avrà un museo” in senso generico. È il tentativo di trasformare l’energia concentrata nei cinque giorni del festival in un’istituzione capace di lavorare tutto l’anno su raccolte, ricerca, conservazione, documentazione e accesso pubblico.
Che cosa è stato firmato e che cosa manca ancora
L’accordo stabilisce tre elementi verificabili:
- la costituzione della Fondazione Expo Comics Museum entro il 31 marzo 2027;
- l’ex Manifattura Tabacchi come sede definitiva;
- Palazzo Guinigi come sede iniziale delle attività, durante il percorso verso l’apertura completa.
Il perimetro annunciato è più ampio del solo fumetto. Comprende illustrazione, gioco, animazione e opere multimediali e interattive. Il Ministero descrive inoltre il futuro polo come spazio espositivo e come centro di ricerca, conservazione, catalogazione, formazione e produzione culturale.
Non sono invece stati comunicati una data di apertura della sede definitiva, un calendario dei lavori, il patrimonio iniziale, il piano economico dettagliato o la composizione degli organi della Fondazione. Presentare il museo come già operativo sarebbe quindi scorretto. È nato un accordo di governance, non è stato tagliato il nastro di un edificio pronto.
Questa distinzione conta perché un museo non coincide con una mostra permanente né con un marchio apposto su uno spazio. La definizione adottata dall’International Council of Museums insiste su ricerca, raccolta, conservazione, interpretazione, accessibilità e partecipazione delle comunità. Sono funzioni continuative, che richiedono competenze, bilanci e responsabilità oltre l’allestimento.
Dal festival all’archivio: il passaggio che cambia davvero Lucca
Un festival lavora sull’intensità. Seleziona ospiti, costruisce incontri, comprime esperienze e comunità in pochi giorni. Un museo deve fare quasi il contrario: rallentare, documentare, rendere consultabile e conservare ciò che rischierebbe di sparire dopo l’evento.
Lucca Comics & Games possiede una storia abbastanza lunga da produrre non soltanto ricordi, ma fonti. Manifesti, fotografie, cataloghi, registrazioni, corrispondenze, materiali di progetto, giochi, tavole, testimonianze e documenti sulle diverse fasi del Salone possono raccontare come sia cambiato il rapporto italiano con fumetto e cultura pop.
Trasformare questo insieme in patrimonio non significa accumulare memorabilia. Significa stabilire provenienze, diritti, criteri di acquisizione, descrizioni e contesti. Un poster senza credito è decorazione; lo stesso poster collegato al suo autore, all’edizione, alla committenza e alla ricezione pubblica diventa un documento.
Il nuovo accordo rende questa ambizione misurabile. Se il museo acquisirà e catalogherà materiali, renderà disponibili inventari, collaborerà con studiosi e conserverà anche le fratture della storia del festival, allora Legacy smetterà di essere soltanto il tema del sessantesimo anniversario.
Perché includere gioco, animazione e opere interattive
La scelta di non limitare il progetto alle tavole originali è coerente con l’evoluzione di Lucca. Il festival è diventato grande facendo convivere linguaggi diversi, ma questa apertura pone un problema museale concreto: come si conserva un’esperienza che non è soltanto un oggetto?
Un gioco da tavolo comprende componenti, regole e pratiche sociali. Un videogioco dipende da hardware, software, versioni e sistemi operativi. Un’opera interattiva cambia quando il pubblico la usa. L’animazione conserva disegni e materiali di produzione, ma anche montaggio, suono e formati di distribuzione.
Il valore del progetto potrebbe stare proprio qui: costruire un luogo capace di documentare non solo “cose pop”, ma i modi in cui quelle cose vengono create, diffuse e vissute. Non è automatico. Serviranno competenze specifiche, strategie di conservazione digitale e accordi sui diritti. L’ampiezza del perimetro è una possibilità, non ancora una garanzia di risultato.
L’ex Manifattura Tabacchi non è uno sfondo neutro
La sede definitiva annunciata aggiunge un secondo livello alla storia. L’ex Manifattura Tabacchi appartiene alla memoria produttiva di Lucca: prima luogo di lavoro industriale, ora spazio chiamato a ospitare un’istituzione dedicata alle industrie dell’immaginario.
Il passaggio può essere fertile se la rigenerazione non cancella ciò che l’edificio è stato. Un museo sul fumetto e sul gioco dentro un complesso industriale può mettere in relazione creatività e lavoro, autori e filiere, oggetti culturali e condizioni materiali della loro produzione.
Anche in questo caso, però, la promessa va distinta dal progetto realizzato. Non conosciamo ancora il disegno definitivo degli spazi né il modo in cui la storia della Manifattura entrerà nel percorso. Per ora sappiamo soltanto che l’accordo la indica come destinazione finale.
Le cinque verifiche che diranno se il museo esiste davvero
Nei prossimi mesi il racconto non dovrebbe fermarsi alle dichiarazioni. Ci sono almeno cinque passaggi da controllare:
- la costituzione della Fondazione entro la scadenza annunciata;
- la pubblicazione di governance, ruoli e fonti di finanziamento;
- una politica chiara per acquisizioni, prestiti, conservazione e diritti;
- un cronoprogramma credibile per l’ex Manifattura Tabacchi;
- forme di accesso pubblico alle collezioni, anche digitali, oltre le mostre temporanee.
Sarà importante capire anche come verranno coinvolte le comunità. Lucca è cresciuta grazie a lettori, giocatori, cosplayer, editori, autori, volontari e professionisti. Trattarli soltanto come pubblico da celebrare produrrebbe una vetrina. Coinvolgerli nella raccolta di testimonianze e nella costruzione delle fonti renderebbe il museo coerente con la storia che vuole conservare.
Il significato più concreto di Legacy
Il sessantesimo anniversario ha chiesto a Lucca di ragionare sull’eredità. L’accordo del 29 ottobre offre la prima risposta istituzionale abbastanza precisa da poter essere verificata nel tempo: una fondazione con una scadenza, una sede provvisoria, una sede definitiva e funzioni dichiarate.
Non basta per dire che il museo sia nato. Basta però per spostare la discussione dalle intenzioni alle responsabilità. Da questo momento si potranno osservare atti, collezioni, accessibilità, ricerca e continuità.
La vera trasformazione non avverrà quando il festival avrà una casa celebrativa. Avverrà quando la sua memoria potrà essere studiata, contestata e usata anche da chi non era presente alle sue edizioni. Un’eredità diventa pubblica quando smette di appartenere soltanto a chi la ricorda.






















